Nel percorso di coaching, uno degli obiettivi più importanti è quello di garantire che i cambiamenti ottenuti siano sostenibili nel tempo. Spesso, infatti, chi intraprende un cammino di crescita personale o professionale vive una fase di entusiasmo iniziale, in cui la motivazione è alta e i risultati si vedono rapidamente.
Tuttavia, la vera sfida risiede nella capacità di mantenere questi cambiamenti a lungo termine, evitando il ritorno a vecchie abitudini o l’abbandono degli obiettivi.
La sostenibilità dei cambiamenti non riguarda solo il raggiungimento di traguardi, ma anche la capacità di mantenere e consolidare i progressi nel tempo e implica che le modifiche apportate a livello di comportamento, mindset o abitudini siano non solo raggiungibili, ma anche mantenibili nel tempo, senza che la persona ritorni alle vecchie modalità. Un cambiamento duraturo è quello che si integra pienamente nella vita quotidiana, diventando una parte naturale della routine e della mentalità della persona.
Questo concetto si applica a qualsiasi tipo di cambiamento, che si tratti di migliorare la produttività al lavoro, sviluppare nuove abitudini salutari, costruire relazioni più soddisfacenti o intraprendere una nuova carriera. Perché un cambiamento sia sostenibile, deve essere radicato in un sistema di valori, competenze e supporto che permetta alla persona di continuare a vivere secondo le nuove modalità, nonostante le difficoltà o le sfide che potrebbero sorgere.
Nel mondo del coaching, uno degli aspetti fondamentali che determina l’efficacia di un percorso di crescita è la motivazione che spinge la persona ad agire e a cambiare. Esistono due modalità principali attraverso le quali le persone possono essere guidate verso i loro obiettivi: l’approccio “verso” e l’approccio “via da”. Entrambi i modelli sono validi, ma presentano differenze fondamentali che possono influire sul tipo di cambiamento e sul benessere psicologico della persona.
L’approccio “verso” si basa sulla motivazione intrinseca di andare verso qualcosa di positivo, come un obiettivo, un sogno o un’aspirazione. In questo caso, la persona si concentra sul “dove vuole andare”, sulla visione del futuro che desidera realizzare, su ciò che vuole ottenere. È una motivazione che nasce dal desiderio di crescita, dal bisogno di migliorare, di espandersi e di raggiungere il meglio.
Per esempio, una persona che ha un approccio “verso” potrebbe porsi come obiettivo diventare un leader efficace, costruire una carriera di successo o sviluppare una vita personale appagante. La chiave di questo approccio è la focalizzazione sul risultato positivo e sull’energia che deriva dalla prospettiva di qualcosa di migliore.
L’approccio “via da”, invece, si concentra sulla motivazione di allontanarsi da una situazione che non soddisfa più. Qui, la persona è guidata dalla necessità di liberarsi da difficoltà, paure o situazioni negative. Invece di focalizzarsi su un obiettivo positivo, il “via da” è radicato nella volontà di fuggire da qualcosa che causa disagio, frustrazione o sofferenza. L’obiettivo non è tanto quello di perseguire un futuro ideale, quanto di evitare o eliminare il dolore o l’insoddisfazione nel presente.
Ad esempio, una persona con un approccio “via da” potrebbe cercare di cambiare lavoro non tanto per migliorare la propria carriera, ma per sfuggire a un ambiente di lavoro tossico. In questo caso, il focus è sulla liberazione da una situazione che causa disagio, piuttosto che sulla costruzione di qualcosa di nuovo e positivo.
La principale differenza tra i due approcci risiede nel tipo di energia che alimenta l’azione: positiva e proattiva nel caso del “verso”, negativa e reattiva nel caso del “via da”. L’approccio “verso” è orientato a costruire qualcosa di nuovo, a proiettarsi in un futuro più luminoso e soddisfacente. L’approccio “via da” nasce invece da un impulso di difesa, dalla necessità di evitare o fuggire da situazioni sgradevoli.
Spesso, comprendere quale dei due approcci predomina in una persona è cruciale per orientare correttamente il percorso: un approccio “verso” spesso porta a una motivazione più sostenibile e gratificante nel lungo termine, perché si basa su un desiderio positivo di evoluzione. Al contrario, un approccio “via da” può risultare efficace per un cambiamento iniziale, ma potrebbe non essere abbastanza motivante a lungo termine, soprattutto se la persona non ha chiaro cosa vuole ottenere, ma si limita solo ad allontanarsi da ciò che non vuole più.
Entrambi gli approcci possono essere utilizzati in modo complementare, a seconda delle circostanze. In alcuni casi, una persona può iniziare con un approccio “via da” (ad esempio, cercando di scappare da una situazione di insoddisfazione o paura), ma una volta che ha allontanato il problema, può evolvere verso un approccio “verso”, creando un piano chiaro e positivo per il futuro.
Tuttavia è importante supportare la persona a prendere consapevolezza di quale tipo di motivazione lo stia spingendo e, se necessario, orientarlo verso un approccio più orientato ai risultati e alla crescita.
Lavorare su un obiettivo positivo, stimolante e desiderato, piuttosto che su una semplice reazione alla sofferenza, può fare la differenza nel mantenere l’impegno e l’entusiasmo lungo il percorso.